MAURIZIO CALVESI

25 luglio 2015 Testi critici 0 Comments

Una pagina nuova nella pittura non soltanto siciliana

I volti robustamente tratteggiati da Arrigo, di una potente volumetria e di un tormentato colore, sanno esprimere la bellezza di quella umanità che l’uomo occidentale considera “diversa”e al tempo stesso il rischio cui è condannata, l’incombere o l’imminenza dei profondi sfregi che le calamità del mondo le imprimono come marchi di fuoco. Alle persecuzioni, alle devastazioni, al degrado, cui questi volti possono essere esposti o violentemente sottoposti, rispondono con l’allegria di una provocazione la colorata plasticità di quelle sembianze, la luce straordinaria degli occhi, il sorriso dei denti robusti o la cascata delle chiome intrecciate, il largo spazio delle facce, tra gli zigomi ben disegnati, i nasi prominenti con delicata energia. Questi bellissimi dipinti di Arrigo, con le variazioni quasi neo-divisioniste (ma in chiave espressionista) delle stesure cromatiche, con la sicurezza dei segni che possono esprimere dolore come anche felicità, dolcezza, comunque fascino, con le loro frontali o bombate stesure di piani dal sapore come di scultura arcaica, costituiscono una pagina nuova nella pittura non soltanto siciliana e attestano una sincera e partecipata emozione di amore verso le creature più sfortunate, di un mondo che ci circonda da ogni punto cardinale, anche se noi restiamo ciechi nel vederlo.

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