MARC FUMAROLI E VITTORIO SGARBI

25 luglio 2015 Testi critici 0 Comments

Da: “L’arte non è cosa nostra” catalogo skira ed. del Padiglione Italia  della 54° Biennale di Venezia
(pag. 25, ita. ingl. Ed. Skira 2011)

Perchè nascondere ai cittadini il fatto che el’arte cosiddetta “contemporanea” questa immagine di marca inventata di sana pianta dal mercato finanziario internazionale, non ha più niente in comune con quello che fino ad oggi abbiamo chiamato “arte” nè con gli autentici artisti viventi, ma non quotati in questa borsa?… La chiave del malesere attuale è il conflitto d’interessi velato che ha indebolito, se non proprio annullato, la distinzione classica tra stato e mercato, tra politica ed affari, fra servizio pubblico ed interessi privati, fra servitori dello stato e collaboratori di uomini d’affari” (Se i musei dimenticano l’arte per inseguire il mercato, in la Repubblica 28 ottobre 2010)

M. Fumaroli

“…non darò credito a Bernardo Bertolucci, a Ermanno Olmi, a Giuseppe Tornatore, a guido Ceronetti, a Hanif Kureischi, a Edoardo Nesi, se mi segnalano un film o uno spettacolo teatrale? E perchè la loro parola dovrebbe essere meno autorevole se mi indicano un pittore?…ci fornirsce semmai la diversa percezione che dell’arte hanno quelli che non ne frequentano abitualmente i sanatori e gli ospedali. Anche gli artisti devono confondersi con il mondo, farsi coinvolgere nella vita, stare sulle pareti delle case e non soltanto su quelle asettiche dei musei d’arte contemporanea, identici ad infermerie. Questo lo spirito che… ci ha consentito di realizzare una “Biennale Democratica”; non dei critici o del curatore, ma degli artisti, i quali avranno potuto affacciarsi sul palcoscenico del teatro più frequentatato  e più considerato dell’arte contemporanea senza che qualcuno li abbia mortificati, con patenti attribuite da anemici pseudo-competenti che si sono ritagliati la triste uniforme deglia “addetti ai lavori” (orrida formula). A Venezia, con voto palese di persone ammirevoli e ammirate, hanno ottenuto un certificato d’esistenza. Oltre ogni mafia.”

V. Sgarbi

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