ARRIGO MUSTI

24 luglio 2015 Testi critici 0 Comments

“da alcuni pensieri Impop”

In definitiva penso di fare sempre le stesse cose anche se, spesso, in modo totalmente diverso.
Vedo me stesso in chiave sociale.
Cerco di trovare in me i germi della contemporaneità.
Mi considero un mero prodotto di un’epoca che, seppur apparentemente caotica e libera, governa i miei più intimi pensieri.
Una volta percepito che, per esempio, sono attratto dalle forme e dal lusso, ingabbio tali immagini in un momento di riflessione, e le analizzo, come può fare un investigatore con un indagato.
Le interrogo, le osservo, le ingrandisco.
Posso anche allontanarmi dall’immagine, perché ormai è ben chiara.
La vedo. La manipolo e la trasformo mentalmente in qualcosa di diverso.
E’ un automatismo.
Mi immagino di scrivere, leggere, cenare su un tavolo a forma di anello, magari seduto su un “pouff” a forma di pietra preziosa.
Poi, però, sento di avere concesso molto alla materia ed alla superficie e so che, prima o poi, ne potrei pagare il prezzo.
L’immagine del lusso ha riempito un vuoto, come può fare un antidepressivo.
Mi riempio di immagini, ma sfuggo a me stesso.
Dovrei fare un sforzo in più.
Tagliando o bucando le immagini di questi oggetti, finalmente, li sento miei e sento che mi rappresentano in pieno. Ciò mi permette di coglierne la intrinseca precarietà.
Se per popolare si intende la tendenza, forse epocale, a fuggire da noi stessi e dal pensiero di noi, la parola che, più di tutte, rappresenta il mio lavoro è impopolare o “Impop”.
Il taglio, in definitiva, assomiglia alla pioggia “Rain” (della mia precedente serie pittorica) che cadeva sulle icone dei volti di vittime di violenza o alle gocce della serie “Drops”. Qui volti statuari affiorano dietro una superficie di colore acceso, lucido, solcati da una goccia di colore.
Il taglio è la proiezione tridimensionale della goccia o della pioggia, applicata agli oggetti di lusso.
Ma adesso, guardando l’orologio, è passato molto tempo.
Ora devo scappare, uscire, vedere, incontrare, comprare, “chattare”, “collegarmi”, “navigare”, guardare, ammirare, ammirare …
E’ una spinta irrefrenabile in me, in quanto semplice prodotto sociale.

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