GREGORIO NAPOLI

24 luglio 2015 Testi critici 0 Comments

Un pessimismo vittorioso

In “Cinema arte figurativa” Carlo Ludovico Raggianti invoca maggior “connessione” fra la critica dei film e quella delle opere plastiche o pittoresche. L’auspicio riaffiora – e sembra esaudito – in Vite a metà, un breve di Piero De Luca (ispirato alle opere di Arrigo) Già autore di stimolanti videografie De Luca prosegue la sua ricerca sul giovane: e non sui giovani, poiché il nuovo intervento si colloca in quel rifiuto della facile sociologia che del cineasta sembra diventare il fervido profilo intellettuale.

Le Vite dimezzate si riassumono nel ragazzo protagonista, che, inquadrato al margine destro del fotogramma, guarda “in macchina” con un solo occhio. Già, una sola pupilla; ed a questo punto il flusso delle immagini svela l’inattesa pulsione ispiratrice, i pennelli o le spatole del pittore Arrigo Musti che dipinge orbite senza iride, bulbi privi di luce, quasi atterriti dall’ignavia del contesto cui lo sguardo si rivolge (noi spettatori o, meglio, coloro i quali dei nostri accidenti estetici dovrebbero aver cura).

Emerge un’altra citazione: la battuta del principe di Danimarca alla mamma Gertrude, “getta via la parte infetta del tuo cuore, Regina, e vivi castamente con l’altra”. (Amleto, Atto III, scena IV). Il “corto” di Piero De Luca parte da Ragghianti, sfiora l’informale, poi si adagia nella contemplazione della Storia, offrendo il racconto commosso di ciò che accada nella nostra scuola, nei nostri ragazzi.

Non è un caso che Arrigo, infine, stenda il bianco/calce sui volti tumefatti dal disinganno. E’ un’abrasione suggerita dal “pessimismo vittorioso” di un artista del reale; non “l’action painting” citata a vanvera da improvvisati critici d’arte.

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